di Gianluca Bissolati
Se il bello è soggettivo,
tu sarai il mio standard.
Decido in questo istante -
decreto del poeta -
che non vi sia persona
al mondo a te più bella,
e godo sorridendo
di averti già trovata.
mercoledì 13 settembre 2017
mercoledì 23 agosto 2017
SOPRA LE NUBI
di Gianluca Bissolati
Guardo in cielo
dove bambini alati
forse guardan giù.
Chissà se i nostri occhi
si sono già incontrati
o ridono di me.
Nel dubbio sono io
a rider per entrambi
con gli occhi stanchi al cielo.
Guardo in cielo
dove bambini alati
forse guardan giù.
Chissà se i nostri occhi
si sono già incontrati
o ridono di me.
Nel dubbio sono io
a rider per entrambi
con gli occhi stanchi al cielo.
mercoledì 22 marzo 2017
NEL PROFUMO DEI SUOI CAPELLI
di Gianluca Bissolati
Ascolto il suono del mondo,
ne sento persino l'odore.
Mi cresce da dentro, profondo,
un fuoco che sembra di sole.
Mi inebria la sua presenza:
si anima il cuore spossato,
si ride, si parla, si pensa:
l'amore è appena sbocciato.
Attento la guardo parlare,
la ascolto, la ammiro, la bramo.
Mi incanta, voglio sognare:
le prendo e le bacio la mano.
Mi guarda, sorride, le piace;
sorriso degli occhi più belli.
L'odore del mondo ora giace
nel profumo dei suoi capelli.
mercoledì 15 febbraio 2017
IL RIPARO DELL'ANIMA; CORPI SENZ'ANIMA
di Gianluca Bissolati
IL RIPARO DELL'ANIMA
Sdraiati sopra al letto
si stringean l'un l'altra
e vinti dall'amore
tremavano in silenzio.
Paura è il sentimento
di farsi da riparo
ché mai sittanto altrove
saran così protetti.
Il letto ancora caldo
dei nostri corpi pare
in sé celar ricordo.
Eppur già vago è in me
quel trepido momento.
Ma quel lenzuolo torto
e gli abiti gettati
ne furon testimoni.
Benché non fu che carne
in quella vuota unione.
IL RIPARO DELL'ANIMA
Sdraiati sopra al letto
si stringean l'un l'altra
e vinti dall'amore
tremavano in silenzio.
Paura è il sentimento
di farsi da riparo
ché mai sittanto altrove
saran così protetti.
CORPI SENZ'ANIMA
dei nostri corpi pare
in sé celar ricordo.
Eppur già vago è in me
quel trepido momento.
Ma quel lenzuolo torto
e gli abiti gettati
ne furon testimoni.
Benché non fu che carne
in quella vuota unione.
giovedì 5 gennaio 2017
SOCRATICO MODERNO
di Gianluca Bissolati
Si scambia l'ignoranza
per massima furbizia
Si scambia l'ignoranza
per massima furbizia
e i poco più avveduti
la credon cattiveria.
la credon cattiveria.
giovedì 1 dicembre 2016
IL DRAGO (Episodio 4)
di Gianluca Bissolati
Link ep.1: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-1.html
Link ep.2: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-2.html
Link ep.3: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-3.html
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Link ep.2: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-2.html
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Eravamo
nella tana, ed anche se non potevamo vedere nulla davanti a noi a
causa dello scudo, notammo immediatamente che qualcosa non tornava.
Il drago avrebbe dovuto accoglierci con il suo alito rovente, ma
allora dov'erano le fiamme?
Sollevando
lentamente la testa oltre al cofano, osservai tutt'attorno alla
ricerca del lucertolone, ma trovai solamente un bidet ed un water
parzialmente divelti.
«Dov'è
il drago?», domandai sospettoso.
«Deve
essersi nascosto», ipotizzò Amedé.
«Nel
cesso?»
«Allora
è fuggito», disse Fedro lasciando cadere il pesante cofano.«Là
c'è una finestra aperta».
Di
corsa, ci dirigemmo tutti in direzione della finestra, scrutando il
cielo e la strada alla ricerca del mostro fuggitivo, senza notare
nulla di anomalo.
«Fuori
non c'è, deve essere qui, da qualche parte».
Proprio
mentre pronunciavo quelle parole, di nuovo il rumore gorgogliante si
fece sentire alla nostre spalle. Spaventati, ci voltammo di scatto,
convinti di vedere le fauci del mostro pronte ad avventarsi su di
noi, ma ancora una volta vedemmo solo il water malandato. Al che,
Amedé ebbe l'illuminazione.
«Ragazzi,
non c'è nessun drago. Lo avevo detto io: è davvero il rumore
dell'acqua nelle tubature. Probabilmente lo scarico di quel vecchio
cesso ha una perdita».
Scettici,
rimanemmo immobili per un minuto, fino a che il rumore fugò
definitivamente i nostri dubbi.
«Quindi
non siamo degli eroi», disse Fedro sedendosi pesantemente sul bordo
del bidet. Pareva essere diventato improvvisamente stanco.
«No,
siamo solo degli illusi», sentenziai a mia volta, sentendomi anch'io
privo di energie.
A
testa bassa, camminando piano, uscimmo dal bagno e scendemmo le
scale, senza preoccuparci di riportare con noi le armi; senza badare
al tonfo sordo dei nostri passi sul legno dei gradini. Una volta al
piano terra, l'odore pungente dell'orina di gatto ci riempì le
narici, e notevolmente infastiditi, ci affrettammo a scavalcare la
finestra da cui eravamo entrati. Il cortile mi pareva ancora più
desolante di quanto mi fosse apparso in precedenza. Al di sotto del
grande albero, notai con la coda dell'occhio un mucchietto di peli
bianchi e neri, totalmente immobili: doveva essere il cadavere del
gatto scomparso qualche giorno addietro, semplicemente perito per la
vecchiaia.
Senza
badare a chi vi fosse per strada, scavalcammo il muretto di cinta
dell'abitazione, poi tornammo in casa di Fedro, dove ci accolse sua
madre preoccupata per la nostra prolungata assenza. Alle sue domande,
rispondemmo con un filo di voce che eravamo andati a giocare poco
distante da lì.
Io
ed Amedé non ci trattenemmo a lungo dal nostro amico: prendemmo
ognuno il proprio giaccone e ce ne tornammo mesti a casa. Mentre
camminavo lungo la via del ritorno, notai che la luce solare si era
notevolmente affievolita. Anche per quel giorno, l'omino nel cielo
aveva fatto il suo lavoro: era giunto anche per lui ed i suoi
possenti cavalli il momento del riposo.
Ricordo
ancora la bruciante delusione che provammo nel vedere che la nostra
missione si era conclusa con la scoperta di un bagno malandato. Per
diverso tempo evitammo accuratamente di parlare della nostra
disfatta, fino a che, quando ormai avevamo tutti dieci anni, Amedé
tirò fuori nuovamente l'argomento.
«Vi
ricordate l'anno scorso, quando cercavamo il drago?»
«Come
dimenticarlo? Ancora mi brucia che non c'era!», dissi leggermente
alterato.
«Sì,
è stato un peccato che sia finita così. Ma in fondo, cosa cambia?»
Io
e Fedro guardammo incuriositi il nostro amico. Ci pareva evidente
l'abissale differenza: eravamo partiti speranzosi di diventare degli
eroi, ma una volta tornati non avevamo domato nessuna bestia.
«Mi
spiego meglio: anche se il mostro non c'era, noi eravamo pronti a
combatterlo ugualmente», ci disse Amedé. «Avevamo paura, ma alla
fine siamo andati avanti comunque, cercando di farci coraggio. Per
come la vedo io, siamo comunque degli eroi».
Fedro
sollevò lo sguardo da terra e guardò negli occhi l'amico parigino.
«Tu dici che conta ugualmente come un'impresa eroica? Anche se non
abbiamo combattuto?»
«Per
me sì. Da quel giorno mi sono sentito spaventato molto più
raramente, ed anche quando è capitato, mi sono sempre ricordato di
quando ho aperto la porta ed abbiamo fatto tutti irruzione nel
bagno».
«Ah!
Mi ricordo! È stato uno dei momenti più emozionanti della mia
vita», dissi con fare da ometto vissuto.
«Vero!
Un minuto prima stavo piagnucolando», continuò Amedé, «ed un
minuto dopo ero pronto a prendere a bastonate un drago! È grazie a
quel momento se sono diventato più forte».
«Hai
ragione», commentò Fedro, «arrivati nella tana saremmo stati
pronti a fare di tutto: avevamo sconfitto la paura».
«Esattamente!»,
riprese il nostro amico di colore, «Ci ho pensato tanto: quel giorno
sapevamo cosa volevamo fare, e insieme, abbiamo fatto di tutto per
farlo. Siamo stati bravi».
«Eroici
direi», corressi sorridendo il mio amico. «Tutti per uno?»
«Ed
uno per uno!», concluse trionfalmente Fedro, che continuava a
perseverare nel suo madornale errore.
«Guarda
che si dice “uno per tutti”, come dici te non ha senso», lo
apostrofò Amedé.
«Ma
non dire baggianate!»
Con
il nostro spirito combattivo finalmente ritrovato, tornammo a giocare
sotto al sole caldo, trasportato sul suo carro dall'infaticabile
omino del cielo.
martedì 29 novembre 2016
IL DRAGO (Episodio 3)
di Gianluca Bissolati
Link ep.1: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-1.html
Link ep:2: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-2.html
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Il
giardino era ridotto ad un groviglio di sterpaglie e rametti
spezzati, con un alto albero in un punto poco distaste la casa.
Dovevo guardare attentamente dove mettevo i piedi, dal momento che
l'olfatto mi diceva che quello era ormai diventato il gabinetto di
tutti i gatti del vicinato. Senza perdere tempo, io e i miei amici
individuammo una finestra socchiusa, e agili come dei topolini, ci
intrufolammo nel pertugio, riuscendo a fatica a far passare anche il
cofano.
«C'è
puzza di pipì di gatto qua dentro!», esclamai schifato non appena
misi piede in un grande stanzone completamente vuoto.
«Non
sono i gatti!», mi corresse Fedro, «È il drago che marca il suo
territorio!»
«E
non urlare! Il drago potrebbe sentirti e venirci a prendere tutti»,
mi rimproverò Amedé bisbigliando, «se ci mangia tutti è colpa
tua!»
Lo
guardai risentito e rimasi in silenzio, rifiutando in cuor mio
l'accusa di essere la possibile causa della nostra disfatta.
Zittendoci con un sibilo, Fedro si incamminò nella stanza adiacente
a quella in cui eravamo, in cui si trovava una rampa di scale che
conduceva al primo piano. Ai piedi della scalinata, ci fermammo per
qualche secondo riflettendo sul nostro imminente futuro.
«Ci
siamo», dissi. «Tra poco passeremo alla storia come coloro che
hanno domato un drago».
«Siamo
degli eroi, gente», annunciò Fedro appoggiando il cofano sulle
scale di legno, che immancabilmente produssero un rumore sordo che
rimbombò tra le pareti.
«Ancora
a fare rumore?!», lo apostrofò Amedé, «prima ci è andata bene
quando Gian ha urlato, ma se stavolta esce dal suo nascondiglio e
scende a mangiarci è colpa tua, Fedro!». Il bersaglio del
rimprovero consigliò all'amico di non dire baggianate, terminando la
frase con una parola che non si addiceva per niente in bocca ad un
bambino di nove anni.
«Ma
tua mamma lo sa che chiami il pisello in quel modo?», domandai
scioccato.
«No,
e non deve saperlo».
«Quando
abbiamo finito col drago glielo dirò», mugugnò Amedé,
visibilmente risentito, «poi mi dirai se ti ha fatto più paura la
bestia o tua madre arrabbiata».
«Basta
discutere!», mi intromisi facendo da paciere, «Abbiamo l'umanità
intera da salvare».
In
silenzio e col viso imbronciato, salimmo le scale di legno camminando
più adagio possibile. Io ed Amedé ci muovemmo agili come farfalle,
mentre Fedro, appesantito dal cofano, aveva l'incedere di un
ippopotamo. Seppur preoccupati per il baccano, sia Amedé che io
decidemmo di non dire nulla: non era il caso di infastidire il nostro
compagno biondo ancora di più. Una volta giunti in cima alla
scalinata, ci trovammo davanti una porta aperta, che conduceva a
quella che un tempo era stata una camera da letto. Senza esitare vi
entrammo, e qui sentimmo per la prima volta il respiro del drago,
proveniente da una porta chiusa in una delle pareti.
«Porca
vacca!», esclamò Amedé spaventato, e corse a ripararsi dietro a
Fedro ed il suo scudo.
«Eh
no!», bisbigliò il biondino, «Prima ci dici di non fare rumore, ed
ora che siamo a quattro passi dall'animale ti metti ad urlare? Se
adesso esce e ci mangia è colpa tua, mica mia!». Non potei fare a
meno di provare un sincero piacere udendo quelle parole puramente
vendicative.
«Ma
ho paura ragazzi! La faccenda potrebbe essere più pericolosa del
previsto!»
«Sii
coraggioso!», dissi con tono condiscendente.
«Ma
ho troppa paura! Non ce la faccio!»
«Mio
papà dice che si può essere coraggiosi solamente quando si ha
paura, altrimenti il coraggio non avrebbe senso: se non si teme
niente, ci si comporta in maniera normale», risposi per dare animo
al mio amico francese, «è in queste situazioni che si vedono i veri
eroi: quando fanno quello che devono anche se gli tremano le gambe.»
«Gian
ha ragione», mi diede manforte Fedro, ormai scordatosi il
risentimento nei confronti dell'amico, «e poi abbiamo uno scudo e le
armi: niente ci può fermare. Tutti per uno, e uno per uno!», urlò
in fine trionfalmente, inconsapevole di aver appena massacrato una
delle frasi più famose della storia.
«Ok,
andiamo!», disse Amedé sentendosi un po' meglio, «Uno per tutti, e
tutti per uno!». Seppure non dissi nulla, non potei fare a meno di
provare un senso di pace interiore quando la citazione venne fatta
correttamente.
«Ai
posti di combattimento!», urlai ai miei compagni d'armi, proprio
mentre dall'altra parte della porta tornava a farsi sentire il
temibile respiro.
Ormai
pronti alla battaglia, ci disponemmo come avevamo in precedenza
stabilito. Io mi appiattii lungo la parete alla destra della porta,
tenendo saldamente in mano il tubo di ferro; Amedé si mise al lato
opposto, con una mano sulla maniglia e nell'altra il manico della
scopa; Fedro, accucciandosi dietro allo scudo, si posizionò
esattamente davanti all'ingresso della tana, pronto a respingere le
fiamme che il drago ci avrebbe vomitato addosso non appena avremmo
spalancato l'uscio.
«Apri!»,
urlai. Al mio ordine Amedé abbassò la maniglia, permettendo a Fedro
ed al suo scudo di entrare nella tana, seguito a ruota da me e
dall'altro guerriero. In men che non si dica, eravamo nel
nascondiglio del drago, pronti a combattere con le unghie e con i
denti.
Link ep.4: http://logaloud.blogspot.it/2016/12/il-drago-episodio-4.html
domenica 27 novembre 2016
IL DRAGO (Episodio 2)
di Gianluca Bissolati
Link ep.1: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-1.html
Link ep.1: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-1.html
Quando
ero bambino, mia madre era solita raccontarmi la storia di un uomo
che viaggiava nel cielo con un carro trainato da possenti cavalli,
trasportando il sole nel suo tragitto celeste. A quei tempi non
sapevo che si stesse riferendo all'antico mito di Apollo, e
l'ascoltavo con incredulità, senza cogliere il carattere allegorico
delle sue parole. Perché mai un disgraziato avrebbe dovuto fare un
lavoro tanto pesante? Come diavolo faceva a non scottarsi portando a
spasso una lampadina tanto grande? E poi, come faceva a non cadere a
terra? Seppure sospettoso, da bravo bambino quale ero, credevo alle
parole di mia madre, e quel giorno, uscendo di casa, non potei fare a
meno di constatare che quell'omino aveva già compiuto parecchia
strada, essendo il sole già nella fase calante del tardo pomeriggio.
L'appuntamento
prima della spedizione alla tana del drago era per le sedici a casa
di Fedro. La dimora del mio amico era la metà di destra di un grande
edificio bifamiliare, costruito con uno schema speculare tra le due
abitazioni. Arrivai alla meta con qualche minuto di ritardo, e suonai
il citofono tenendo stretta sotto al giaccone l'arma che mi ero
portato dietro. Ad aprirmi la porta fu Fedro, che mi fece segno di
entrare senza dare nell'occhio, e di seguirlo al primo piano, dove
già si trovava Amedé.
Entrai
nella camera del mio amico, dove, seduto a terra, ci aspettava il
terzo della combriccola. Sul letto di Fedro erano poggiate le armi
trovate dai miei due soci: un vecchio cofano di un auto, rubato da
Fedro nell'officina del padre meccanico, ed un manico di scopa
portato da Amedé. Vicino ai due attrezzi riposi anche l'oggetto che
mi ero portato dietro: un tubo di ferro lungo una trentina di
centimetri. Osservai per un po' il nostro arsenale, constatando
compiaciuto come quelle cianfrusaglie ci avrebbero sicuramente
protetto dal temibile drago.
Fedro
si accomodò accanto ad Amedé, facendomi segno di fare altrettanto.
«Siamo tutti pronti per la spedizione?», ci domandò il padrone di
casa. Senza pensarci due volte, io ed Amedé rispondemmo che non
eravamo mai stati più pronti in vita nostra.
«Prima
di partire», continuò Fedro, «voglio portarvi ad ascoltare il
respiro del drago, così capirete anche voi dove dobbiamo andare una
volta entrati nella sua tana».
Facendo
segno di alzarci, Fedro ci condusse dalla camera da letto al bagno
del primo primo. Una volta giunti a destinazione, il biondino ci
intimò di restare in silenzio. Rimanemmo muti per circa un minuto,
guardandoci a vicenda negli occhi trepidanti, poi udimmo
l'agghiacciante suono. Da oltre la parete, nel bagno della casa
accanto, udimmo un rumore basso e gorgogliante, che proseguì per
pochi secondi, dopodiché cadde nuovamente il silenzio.
«Ha
un respiro che somiglia moltissimo al rumore che fa l'acqua nei tubi
quando c'è una perdita!», esclamò Amedé, senza rendersi conto che
con quell'affermazione avrebbe potuto mandare a monte la nostra
missione.
«Naturalmente»,
concesse Fedro, «il drago devo produrre molta saliva se non vuole
bruciarsi la gola con il fuoco. Per questo, quando respira, l'aria
che passa dai polmoni alle narici smuove tutta la bava, facendo quel
rumore».
Continuavo
a rimanere strabiliato dall'infinita saggezza di Fedro, domandandomi
dove avesse ottenuto tutte quelle informazioni sull'anatomia
dell'animale in questione. Quando glielo chiesi, mi rispose
infastidito che gliele aveva fornite un suo cugino, che aveva avuto
la fortuna di incontrare un drago prima di noi. Fidandomi del mio
amico, non posi più domande, e tutti e tre, in silenzio, tornammo
nella camera da dove eravamo venuti.
Una
volta qui raccogliemmo ognuno la nostra arma, e scendemmo le scale
facendo meno rumore possibile. Per me ed Amedé non fu difficile
essere silenziosi, ma per Fedro, che doveva portarsi dietro il cofano
che avremmo utilizzato come scudo contro il fuoco della bestia, la
faccenda era più complicata del previsto. Non appena uscì dalla
camera, andò a sbattere contro la ringhiera delle scale, facendo un
baccano infernale. Trattenemmo tutti e tre il respiro, aspettandoci
l'urlo della madre del nostro amico da un momento all'altro.
Fortunatamente, la signora Fedro era impegnata a guardare un
programma televisivo, e non disse nulla nonostante il frastuono.
Rincuorati, scendemmo il più rapidamente possibile le scale ed
uscimmo in strada, passando per la porta che vi conduceva
direttamente.
Una
volta all'aperto ci guardammo in torno per controllare che nessuno ci
avesse visti, poi, il più rapidamente possibile, scavalcammo il
basso muro di cinta che conduceva nel cortile dell'abitazione
adiacente. Finalmente, dopo tanto parlare, era giunto il momento di
entrare in azione.
Link ep.3: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-3.html
venerdì 25 novembre 2016
IL DRAGO (Episodio 1)
di Gianluca Bissolati
Quando
lo vidi attraversare il cancellino che portava nel cortile di casa
mia insieme ad Amedé, mi accorsi immediatamente che in Fedro c'era
qualcosa di diverso. Aveva un'espressione seria e forzatamente
pacata, ma allo stesso tempo mostrava nei movimenti rapidi e nervosi
una notevole eccitazione. Senza salutare e senza chiedere il
permesso, si mise a sedere su una delle sedie attorno al tavolino in
un angolo del cortile. Io ed Amedé lo imitammo subito.
«Ho
scoperto una cosa importantissima».
Io
e Amedé ci guardammo. Vedevo negli occhi neri del mio amico la
stessa perplessità che provavo io. Avevamo tutti e tre nove anni a
quell'epoca, e per quanto volessimo credere all'eccezionalità di
quanto scoperto da Fedro, non potevamo fare a meno di pensare che si
trattasse, come al solito, di una cosa da nulla.
«Tipo?»
La
voce dall'accento francese di Amedé mi precedette. Era un bambino
nero di origine parigina, trasferitosi da qualche anno nel piccolo
paese della pianura padana in cui avevo sempre abitato.
«È
una cosa incredibile ragazzi: c'è un drago vicino a casa mia!»
Spalancai
gli occhi e fissai Fedro per un minuto abbondante, senza dire un
parola. Studiai attentamente l'espressione sul suo volto, osservando
i suoi occhi azzurri alla ricerca di un segno che mi permettesse di
capire se stesse dicendo la verità o ci stesse mentendo. Scrutai
anche i suoi movimenti. Sapevo che aveva la tendenza a passarsi la
mano tra i folti capelli biondi quando mentiva, ma questa volta non
fece nulla di simile: si limitò a rimanere nervosamente seduto con
la stessa, impassibile, espressione seria e pacata. Pareva sincero.
«Ne
sei sicuro?», dissi con un tono inquisitore.
«Al
cento per cento. È un drago di quelli veri, con gli occhi rosso
fuoco e la lingua biforcuta.»
«Come
fai ad essere sicuro che abbia gli occhi rossi e la lingua fatta
così? Lo hai visto?», domando Amedé con un fare da avvocato.
«Nossignore,
non l'ho visto, l'ho solo sentito respirare».
«E
allora come fai ad essere così convinto della tua descrizione?».
Avevo ormai deciso di credere all'esistenza del drago: se Fedro
diceva di averlo sentito respirare, non avevo alcun motivo di credere
che si trattasse di qualcos'altro. Mi stupiva solamente la sicurezza
con cui si addentrava nella descrizione della mirabolante bestia, pur
non avendola mai vista.
«Siamo
seri ragazzi!», sentenziò Fedro con aria annoiata, «lo sanno tutti
come sono fatti i draghi! Hanno gli occhi rossi perché il fuoco che
hanno in gola li fa brillare, e la lingua è biforcuta perché sono
gli antenati di lucertole e serpenti!»
Di
fronte a cotanta scientificità feci mea
culpa e tacqui,
vergognandomi per la mia ignoranza. Amedé, dal canto suo, pur
accettando la precisa argomentazione di Fedro, nutriva ancora dei
sospetti.
«E
perché dovrebbe essere proprio un drago? Si dice che il respiro
delle biterne sia molto simile: potrebbe essere una di loro».
«Di
cosa?!», domandò visibilmente confuso Fedro.
«Credo
volesse dire una viverna», dissi, cercando di interpretare la
storpiatura del mio amico.
«E
come è fatta quella roba lì?», ci interrogò il nostro compagno
biondo.
Assumendo
un tono da professore, visibilmente orgoglioso di poterci fornire
qualche altra nozione scientifica, Amedé si accinse a narrarci le
spettacolari fattezze dell'animale. «Si dice che sia quasi in tutto
e per tutto simile ad un drago. Le uniche cose diverse sono le
dimensioni – la biterna è più piccola – ed il fatto che, a
differenza dei draghi, non abbia le gambe davanti.»
Notai
con leggero disappunto che il nome dell'essere oggetto d'analisi
continuava ad essere massacrato impunemente, nonostante la mia
precisazione. Provai a far notare lo spiacevole fatto, ma Fedro parlò
prima che io potessi aprire bocca.
«Non
credo che un animale tanto stupido possa esistere. Nossignore!»
«Perché
no?», dissi risentito. «Se i draghi esistono, perché le viverne
non possono essere reali?»
«Semplicissimo:
se davvero la minerva è più piccola dei draghi, sicuramente ad oggi
sarebbe già estinta, uccisa dai cugini più grandi. E poi non credo
sia mai esistita: come farebbe a muoversi una bestia del genere,
senza le gambe davanti? Saltellando come un uccellino? Mi sembra
troppo ridicola! Mi rifiuto di crede!»
Seppure
affranto dall'ennesimo maltrattamento subito dal nome del mostro, non
potei fare a meno di constatare che Fedro aveva ragione. Ancora una
volta mi inchinai davanti all'immenso patrimonio culturale posseduto
dal mio amico. Anche Amedé pareva convinto, dal momento che non
parlò più della viverna e si concentrò su altre questioni.
«Bene
allora: è un drago. Dove si trova di preciso?»
Fedro
si fece scuro in volto, poi rispose. «Si trova nella casa disabitata
vicino alla mia.»
«Un
covo eccellente per un drago!», sentenziai ammirando la scelta
abitativa della bestia.
«Potrebbe
essere un problema», fece notare giustamente Amedé. «Credi sia
pericoloso? Hai notato qualcosa di preoccupante nell'ultimo periodo?»
A
questa domanda, Fedro si fece pensieroso. Portandosi la mano al
mento, fissò per qualche secondo il vuoto, scrutando nei suoi
pensieri alla ricerca di qualche anomalia. «Non credo lo sia, per
ora. Non è successo nulla di davvero preoccupante. Solo, qualche
giorno fa, è scomparso il gatto di una famiglia che abita nel mio
quartiere. Lo vedevano molto spesso entrare in una finestra socchiusa
della casa disabitata. Credo sia stato mangiato.»
Constatai
che la scomparsa del felino doveva essere necessariamente collegata
alla comparsa del drago. Se fosse stato investito avrebbero trovato
il suo corpo da qualche parte, ma dato che la bestiola non si
trovava, l'unica ipotesi accettabile era che fosse stata divorata.
«Ok,
per ora la creatura non dà problemi agli esseri umani, ma magari più
avanti lo farà. Dovremmo indagare». Amedé sembrava molto deciso
nel suo proposito, come del resto sembrava essere d'accordo anche
Fedro. Io personalmente provai per un attimo una leggera
inquietudine, ma il bene dell'umanità dipendeva dai noi tre, quindi
mi feci coraggio e mi dichiarai pronto ad agire.
«Proprio
per questo vi ho informati», disse solennemente il nostro amico
dagli occhi azzurri, «dobbiamo entrare nel suo covo ed osservarlo,
così potremo capire se rappresenta un pericolo o no».
«Come
speri di fare, scusa? Non credo sia facile entrare nella tana di un
drago, ed ancora meno uscirne. Ci vorrebbero per lo meno delle armi»,
feci notare.
«Ho
già un piano, non ti devi preoccupare. Ho solo bisogno che mi
diciate se siete con me o contro di me!»
Io
ed Amedé ci guardammo nuovamente, confusi dall'ultima affermazione
di Fedro. Perché mai avremmo dovuto essere contro di lui? Al massimo
avremmo rifiutato l'avventura e lo avremmo abbandonato nella sua
temeraria spedizione, ma non gli avremmo mai messo i bastoni tra le
ruote. Sta di fatto che, nonostante le perplessità, io ed il mio
socio ribadimmo quanto detto in precedenza e non esitammo ad
appoggiare la nobile causa di Fedro.
«Perfetto!
Ascoltate cosa ho in mente!»
A
queste parole, restammo in silenzio mentre ci veniva illustrato il
piano. Per tutto il pomeriggio, noncuranti del freddo tipico
dell'ottobre inoltrato, discutemmo su come portare a termine la
nostra missione, valutando innumerevoli ipotesi per migliorare il
progetto esposto da Fedro.
Saremmo
entrati in azione di lì a pochi giorni, pronti a prestare servizio
per la causa dell'umanità.
Link Ep. 2: http://logaloud.blogspot.it/2016/11/il-drago-episodio-2.html
martedì 22 novembre 2016
VOGLIA DI ME
di Gianluca Bissolati
Bisogno,
diventa ormai brama.
La gente le risa la voce;
la quiete,
la voglia di pace.
La fuga dai suoni,
dai dardi dei gridi,
dai falsi sorrisi.
Dai versi di stolti
la fuga lontano,
pensando ai miei mondi.
Le pagine il libro la carta:
silenzio agognato,
silenzio che incanta.
E fuggo dal mondo,
la gente è lontana:
bisogno,
diventa ormai brama.
venerdì 4 novembre 2016
LA PERDITA DI UN SOGNO
di Gianluca Bissolati
Un tuffo:
il cuore che mi cadde
vedendo che ad un altro
si volge il tuo respiro.
Sedevo,
immobile nel buio,
a veder quel tuo bel corpo
distante alle mie mani.
Ho pianto,
con lacrime celate
e 'l riso sulla bocca,
la perdita di un sogno.
Un tuffo:
il cuore che mi cadde
vedendo che ad un altro
si volge il tuo respiro.
Sedevo,
immobile nel buio,
a veder quel tuo bel corpo
distante alle mie mani.
Ho pianto,
con lacrime celate
e 'l riso sulla bocca,
la perdita di un sogno.
venerdì 28 ottobre 2016
ANARCHIA MORALE
Anarchia!
Che
concetto!
Prima o poi
ne parlano tutti, prima o poi ci pensano tutti.
Per
definizione essa è un organizzazione societaria basata sull’idea di un ordine
fondato sulla pressoché totale libertà degli individui.
Un concetto
politico di conseguenza e, come quasi tutti i concetti politici, praticamente
inapplicabile nella vita e nella società moderna.
Inoltre,
anche ammesso che lo fosse, al pari del comunismo, per citare un altro pensiero
piuttosto diffuso, probabilmente non sarebbe accettabile e piacevole per tutti.
Personalmente
su questioni politiche preferisco non schierarmi.
Non che non
abbia una personale idea, eppure, come scrittore, come artista, mi vedo sempre
più costretto ad esprimermi più da un punto di vista psicologico, privato,
rispetto che da un punto di vista sociale.
Per
schifoso che sia un artista, per sconosciuto che sia, tende a condizionare le
persone che lo seguono, che lo apprezzano e ciò è esattamente il contrario di
ciò che voglio, soprattutto su un argomento di questa portata.
No, mi
concentrerò invece su un pensiero che mi sta molto a cuore, che ho portato
avanti negli anni e che ho maturato senza che questo dovesse necessariamente
qualificarsi come qualcosa più che semplicemente individuale.
L’anarchia
morale, appunto.
Un titolo,
un nome, che è già stato, seppure poco, utilizzato, acquisendo una qualche
forma di definizione, che ovviamente non condivido per nulla.
Potremmo
parlare, per come si sono espressi altri, di anarchia morale come il non
schieramento, si parla di atei, persone che preferiscono non votare in ambito
di elezioni ed altre situazioni simili, persone, in fin dei conti,
disinteressate.
Dal momento
che disinteressato significa vuoto, come poeta il non interessamento è un lusso
che non mi posso permettere.
In
particolar modo quando preso come scelta di vita.
Intendo
ridefinire il concetto di anarchia morale, magari dandogli anche la caratteristica
di anarchia intellettuale, se preferiamo.
Si tratta
appunto di uscire dal sociale.
Immettersi
totalmente in se stessi, spogliarsi di tutti gli strati che il tessuto attorno
a noi ci ha cucito addosso.
È l’andare
controcorrente?
Non
necessariamente, ponendo di più l’orecchio alle nostre necessità e voglie ci si
renderà conto che molte, anche a livello intimo, corrisponderanno con quelle di
moltissime altre persone.
L’iphone
più costoso e nuovo sul mercato?
Perché no,
se piace DEVE essere acquistato.
L’ultimo
abito firmato Prada?
Ci veste
bene, è di un colore che ci piace, perché non amarlo?
Attenzione però,
diventa quasi ovvio che dopo un po’ le cose che tendono a piacerci, in
particolare quelle che vengono apprezzate anche dagli altri, iniziamo a
vestirle proprio per avere consensi.
Il
personale tende al sociale.
Per assurdo
Marx, che ha vissuto in un’epoca dove questo era molto più difficile che
succedesse, con una linea netta tra ricchezza e povertà, avrebbe potuto notare
che il consumismo altro non è che comunismo morale, che non starò però ad analizzare
qua.
Gli uomini
e le donne che ci attraggono, senza che ce ne accorgiamo, iniziano ad
assomigliarsi sempre di più, fino a che per essere figa devi avere questo
vestito, per rimorchiare il sabato sera devi avere questo taglio, bisogna
mettersi tutti lo stesso dannato profumo.
Le persone
non ci piacciono più, ci piace la società.
Non odiamo
più nulla, odiamo la società.
E
contrariamente a quanto il comunista media o il complottista, vorrebbero far
credere, il “potere dei grandi” su questo c’entra ben poco.
< Guarda
quei capitalisti, tutti in giacca e cravatta, come cloni! >
Dissero i 10 ragazzini vestiti tutti uguali, con maglie larghe, pantaloni marroni, cappellino alla Che Guevara e canna in bocca dall’altra parte della strada.
Dissero i 10 ragazzini vestiti tutti uguali, con maglie larghe, pantaloni marroni, cappellino alla Che Guevara e canna in bocca dall’altra parte della strada.
Tutti
uguali a mio avviso.
Una fede
politica non salva la mente delle persone, gli da solo della gente attorno a
loro che, per comodità, li riterrà un po’ meno stupidi.
Sessualmente
ora si frustano tutti dopo 50 sfumature di grigio, si mordevano dopo twilight e
ci sono stati un sacco di pompini dopo “Gola Profonda”.
Il momento
prima si è tutti, no, il bondage è per pervertiti, i vampiri sono per nerd e i
pompini da troie.
Poi cosa è
successo?
È cambiata
la concezione?
Ci siamo
riempiti di vampiri in latex dediti alla fellatio?
La risposta
purtroppo è personale, non posso risolvere il quesito per voi.
Vi offro un
punto di vista, forse liberatorio.
Immaginate
tutto quello che la società vi ispira o odiare, da ogni punto di vista,
sessuale etico e politico e mettetelo in un'unica immagine.
È così
brutta?
Disturbante
forse, ma interessante, senza dubbio, perché ci spinge a chiederci “Ma perché questa
cosa non va bene?”
Non deve
piacerci necessariamente, come dicevo da subito, ognuno ha i propri gusti, ma
almeno dovremmo essere spinti a pensare.
A me
personalmente sovviene alla mente
Una vecchia musulmana in burka
Una bandiera avvolta attorno a un dildo
Che viene usato analmente da lei
Di fronte a lei
Felice
Brad Pitt si masturba guardandola
E a lei la cosa da fastidio
Eccoci.
Anarchia.
Attenzione,
può disturbare.
martedì 13 settembre 2016
L'OMBRA
di Gianluca Bissolati
Vago
per vie stracolme
in compagnia d'un'ombra.
A volte lei,
fattasi grande,
prende il posto mio,ed io,
ridotto ad ombra
la seguo nel cammino.
S'incazza, urla,
offende e anche smadonna,
poi fiera dello scherzo
torna al suo piccolo posto,
lasciando me
ad affrontare volti
per vie stracolme.
Mi fa dispetti,
mi mette nei guai,
ma siamo tanto amici
che mai
andar la lascerei.
Con lei,
l'amica ombra,
ho tanto condiviso
da non poterla perdere
senza perdere me stesso.
Quell'ombra
son sempre io.
Vago
per vie stracolme
in compagnia d'un'ombra.
A volte lei,
fattasi grande,
prende il posto mio,ed io,
ridotto ad ombra
la seguo nel cammino.
S'incazza, urla,
offende e anche smadonna,
poi fiera dello scherzo
torna al suo piccolo posto,
lasciando me
ad affrontare volti
per vie stracolme.
Mi fa dispetti,
mi mette nei guai,
ma siamo tanto amici
che mai
andar la lascerei.
Con lei,
l'amica ombra,
ho tanto condiviso
da non poterla perdere
senza perdere me stesso.
Quell'ombra
son sempre io.
venerdì 9 settembre 2016
IO AMO, MA CHI NON ESISTE
di Gianluca Bissolati
Tra poco è già domani,
e a breve attende il mio giudizio.
Per quanto faccia piani,
tutto dipende da un capriccio.
Sì, io amo, ma chi non esiste,
e spesso è qui, reale, in un sogno.
È vano, storie già viste;
e vedo lei senza bisogno.
La inganno, mi inganno,
la guardo e le sorrido,
ma entrambi lo sappiamo
che per non piangere, io, rido.
E ho bisogno di qualcuno, qualcosa:
forza, coraggio, un po' di resistenza;
ma il petalo già cade dalla mia vecchia rosa:
è tutto in un capriccio, prima dell’assenza.
Tra poco è già domani,
e a breve attende il mio giudizio.
Per quanto faccia piani,
tutto dipende da un capriccio.
Sì, io amo, ma chi non esiste,
e spesso è qui, reale, in un sogno.
È vano, storie già viste;
e vedo lei senza bisogno.
La inganno, mi inganno,
la guardo e le sorrido,
ma entrambi lo sappiamo
che per non piangere, io, rido.
E ho bisogno di qualcuno, qualcosa:
forza, coraggio, un po' di resistenza;
ma il petalo già cade dalla mia vecchia rosa:
è tutto in un capriccio, prima dell’assenza.
martedì 6 settembre 2016
SALVATORE
di Gianluca Bissolati
Torna
come una liberazione
la sua prepotenza.
Risorge
in mezzo al caos
il tiranno
che porta libertà.
Torna
come una liberazione
la sua prepotenza.
Risorge
in mezzo al caos
il tiranno
che porta libertà.
venerdì 2 settembre 2016
LA TELA
di Gianluca Bissolati
La tela si restringe
attorno al filatore
e il ragno tessitore
non vive più fuor d'essa.
Solida e sicura,
diventa il necessario
e un filo a quell'ordito
lo lega alla prigione.
E tu fuggi la pena,
ma sempre vi ritorni
ogn'ora che la quiete
ignota si presenta.
Solida e sicura,
non vivi più fuor d'essa.
La tela si restringe
attorno al filatore
e il ragno tessitore
non vive più fuor d'essa.
Solida e sicura,
diventa il necessario
e un filo a quell'ordito
lo lega alla prigione.
E tu fuggi la pena,
ma sempre vi ritorni
ogn'ora che la quiete
ignota si presenta.
Solida e sicura,
non vivi più fuor d'essa.
lunedì 29 agosto 2016
SOLILOQUIO DEL POTENTE
di Gianluca Bissolati
Che brucino le ore!
Tra le fiamme, ardo anch'io!
Che sorga il sole!
Tra la massa, sorgerò anch'io!
Che brilli la luna!
Tra le tenebre, brillerò anch'io!
Che muoia l'uomo!
Oltre il corpo, non morirà il Dio!
venerdì 26 agosto 2016
FINE DELL'INFINITO
di Juliao Vanazzi
Cosa rappresenta
La nostra epoca
Se non
In definitiva
La morte di ogni concetto
Astratto o metafisico?
La morte
Nietzschiana
Di Dio
È l'inizio della fine dell'infinito.
Cosa rappresenta
La nostra epoca
Se non
In definitiva
La morte di ogni concetto
Astratto o metafisico?
La morte
Nietzschiana
Di Dio
È l'inizio della fine dell'infinito.
La morte
Da ascensione
A Putrefazione.
Il cielo
Da paradiso,
A Cosmo.
L''inferno
Da dannazione
Ad Esistenza.
Artwork: "Fine dell'infinito", Gianluca Bissolati
lunedì 22 agosto 2016
MANO NELLA MANO COL DIAVOLO
di Juliao Vanazzi
Osserva il mio percorso
Sì Dio
A te parlo
A te mi rivolgo
Guardami
Ammirami
Odiami
Rinnegami
E poi torna ad amarmi
Non è questo che fai tu
In fondo?
Come i peggiori beoti
Osservi
Esprimi opinioni
E giudichi
Per poi comportarti ancora come in origine
Se no non saresti infinitamente buono
O infinito e basta
Il tuo comportamento ti rende dio
Gli uomini ti rendono tale
E tu ne gioisci
Andando
Mano nella mano con loro
Facendo di loro degli agnelli
Dei "giusti"
Sarà quindi per questo che io
Tra tutti
Non intreccio con te le dita
Camminando
Mano nella mano col diavolo
Osserva il mio percorso
Sì Dio
A te parlo
A te mi rivolgo
Guardami
Ammirami
Odiami
Rinnegami
E poi torna ad amarmi
Non è questo che fai tu
In fondo?
Come i peggiori beoti
Osservi
Esprimi opinioni
E giudichi
Per poi comportarti ancora come in origine
Se no non saresti infinitamente buono
O infinito e basta
Il tuo comportamento ti rende dio
Gli uomini ti rendono tale
E tu ne gioisci
Andando
Mano nella mano con loro
Facendo di loro degli agnelli
Dei "giusti"
Sarà quindi per questo che io
Tra tutti
Non intreccio con te le dita
Camminando
Mano nella mano col diavolo
Artwork: "Mano nella mano col diavolo", Gianluca Bissolati
venerdì 19 agosto 2016
IL BRANCO
di Juliao Vanazzi
Correte assieme a me
Nella neve
Mia è l’incitazione
La vita è la nostra preda
Ne sentite l’odore?
Fugge
Ma via!
Incalziamola
Sfianchiamola
Ma mai abbastanza
Più veloce di noi
E come il vento dovremo correre
I nostri padri l’hanno persa
E così sono morti di fame
Catturiamola
Viviamo!
Vinciamo!
Correte assieme a me
Nella neve
Mia è l’incitazione
La vita è la nostra preda
Ne sentite l’odore?
Fugge
Ma via!
Incalziamola
Sfianchiamola
Ma mai abbastanza
Più veloce di noi
E come il vento dovremo correre
I nostri padri l’hanno persa
E così sono morti di fame
Catturiamola
Viviamo!
Vinciamo!
Artwork: "Il Branco", Gianluca Bissolati
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