di Gianluca Bissolati
Dai banchi dietro,
il mondo,
ha tutto un altro aspetto.
Si vede in prima fila
il primo della classe
che tanto non sopporto
e lui tanto mi odia.
Ma in fondo la ricerca
ci appartiene a entrambi,
a renderci diversi
son solo le domande.
E poi c'è il mio vicino
che russa sul suo banco.
Anch'esso è alla ricerca,
nei letti delle amiche,
di un senso della vita
e ieri l'ha trovato
per questo adesso dorme
vinto dalla fatica.
E poi ci sono quelli
seduti sempre in mezzo.
Non sanno che cercare,
così cercano tempo
per riflettere e capire
se è meglio stare in fondo
o tra le prime file.
Li capisco poveretti,
li capisco son confusi.
Anch'io che sono l'ultimo,
ma studio come il primo,
ricerco un po' di tutto
anche se ho già deciso:
voglio essere completo,
è questo il desiderio,
per questo osservo ascolto,
in breve: sto attento,
e lo faccio per la voglia,
la voglia di capire
com'è che gira il mondo
e come andrà a finire.
giovedì 5 maggio 2016
giovedì 28 aprile 2016
INFERNO PERSONALE
di Juliao Vanazzi
È
caduto,
signori,
la
stella del mattino
non
per odio
ma
per Sapere
ha
perso tutto
un
Ulisse
prima
ancora che Ithaka
con
le sue montagne
fosse
creata
ed
al contrario del figlio di Laerte,
a
lui,
alla
luce stessa,
è
toccato un regno ben meno amabile
e
se voi
timorati
ne
siete atterriti
fermatevi
pensate
a quanto lui
angelico
debba
odiarlo
non
stupendovi se
con
la rabbia tra i denti
l’ha
chiamato Inferno
martedì 26 aprile 2016
CLUB
di Juliao Vanazzi
Sono
seduto
Su
una comoda poltrona
È
pelle,
anche
di qualità
mentre
schiumo una trentatré
e
fumo
le
luci sono spente
poi
all’improvviso
il
talco
la
luce
il
tacco!
lei compare
lei compare
danza
riporta
la mia mente
ancora
in movimento
a
tempi più ludici
più
sensuali
sbuffo
il fumo
leccandomi
le labbra
lei
mi fissa
finisce
lo spettacolo
finisce
la musica
se
ne va
a
casa
da
solo
forse
dopo la penserò
sabato 23 aprile 2016
IL QUADRO
Tante
sono le cose che si ricordano di una persona, di un momento, di un
luogo.
Spesso,
soffermarsi su certi particolari, provare ad imprimerseli nella
memoria, serve a poco, quando in verità in noi rimangono cose che,
ad un primo sguardo, risultano nullità, alla stregua di immagini di
passaggio.
Ecco,
mi successe che una sera mi ritrovai per le strade di Valencia,
passeggiando assieme ad un mio amico.
I
miei occhi, stanchi per la sfiancante giornata tra le vie della
caotica ciudad de la cienca, raramente si posavano su qualcosa
di interessante.
In
qualsiasi altra circostanza avrebbero seguito, bramosi, i movimenti
basculanti del di dietro di ogni ragazza nei paraggi ma quella notte
anche cose del genere perdevano di importanza.
Ci
fermammo, dovevano essere quasi le 3 di notte ormai, in un pub al
quale eravamo passati di fianco decine di volte, senza mai entrare.
L’odore
all’interno era il tipico da birreria, nulla di nuovo, ma mentre
attendevo la mia pinta al bancone, notai in un angolo, quasi
nascosto, un quadro.
Non
spiccava né per dimensioni, né per colori particolarmente
sgargianti né, proprio no, per l’originalità del soggetto:
raffigurava una donna che, con viso annoiato, stava appoggiata ad un
tavolino.
Probabilmente
di un bar, mi suggerì il mio cervello mentre davo la prima sorsata
al mio boccale.
In
realtà non avevo nessun motivo per credere una cosa del genere, nel
dipinto non vi erano particolari che potessero riferirsi a
quell’ambientazione e quel tavolino avrebbe potuto tranquillamente
trovarsi in un salotto come in un giardino.
Per
qualche motivo però mi ero immedesimato nella tela, avevo trovato un
punto di contatto e non avevo nessuna intenzione di perderlo.
La
ragazza nel quadro, oltretutto molto bella, era annoiata, delusa, in
attesa di qualcosa che sicuramente non avrebbe trovato in quella
bettola dove era stata dipinta, lo sapeva, eppure era lì,
intrappolata per sempre, a causa dei colori e dei pennelli del
maestro che l’aveva rappresentata.
Sarebbe
sempre rimasta lì, cristallizzata, meravigliosa ma incastrata in una
menzogna, in una promessa che non sarebbe mai stata mantenuta.
Forse
mi piaceva proprio per quello.
Per
la mia mente, che aveva interpretato il tutto a proprio piacimento,
io e lei ci somigliavamo così tanto.
Ma
nonostante cercassimo entrambi qualcosa, non ci stavamo cercando a
vicenda.
Agitai
il mio bicchiere nella sua direzione, in segno di brindisi e saluto.
<
Cazzo fai? >
Mi
chiese stupito il mio amico.
<
Nulla, mi sono innamorato per una decina di secondi >
sabato 16 aprile 2016
PAGANA SANTITÀ RABBIOSA
di Gianluca Bissolati
Ebbro
dovrei essere ogni giorno
per sopportar lo schifo
che mi fa perdere 'l sonno.
Morte,
la sola via di fuga,
ma uccidere è crudele
se è solo l'ignoranza
la colpa di chi sbaglia.
Grido
per non fare del male
a chi causa dolore,
così potente freno
le spire di violenza.
Santo
dovranno farmi un giorno
per aver celato eroico
in me sittanta rabbia.
Ebbro
dovrei essere ogni giorno
per sopportar lo schifo
che mi fa perdere 'l sonno.
Morte,
la sola via di fuga,
ma uccidere è crudele
se è solo l'ignoranza
la colpa di chi sbaglia.
Grido
per non fare del male
a chi causa dolore,
così potente freno
le spire di violenza.
Santo
dovranno farmi un giorno
per aver celato eroico
in me sittanta rabbia.
martedì 12 aprile 2016
IL FUOCO DELLA VOLONTÀ
di Gianluca Bissolati
Agire senza cuore
è agire per dovere,
ma io cerco passione
per muover le mie membra.
Per questo la mia mano,
anche se è sempre quella,
si stringe in altro modo
in base a chi la tiene.
Per questo le parole,
anche se son le stesse,
risuonano diverse
in base a chi son dette.
Agire senza cuore
è agire per dovere,
ma io cerco passione
per muover le mie membra.
Per questo la mia mano,
anche se è sempre quella,
si stringe in altro modo
in base a chi la tiene.
Per questo le parole,
anche se son le stesse,
risuonano diverse
in base a chi son dette.
lunedì 11 aprile 2016
LA PRIMA
di Juliao Vanazzi
Prima fra tante dovresti gioire
Tu che mai vedesti nascere
Vecchie voglie
dure a morire
tenute a bada
A malapena
dalla pigrizia
e quel filo di moralità che
Tristemente
mi rimane
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